| Ferrari
con la sua penna scava e riporta alla luce storie sepolte e dimenticate.
Il tempo di una civiltà che le vette le vuole conquistare,
vincere, anzi di più: sconfiggere. La civiltà di Messner,
che ti dà soldi sponsor e fama, o quella che lascia dietro
di sé lattine di Coca-Cola, pareti violate, segnate, ferite.
La «montagna nave di carta», pagina dopo pagina, aneddoto
dopo anedotto, cima dopo cima, va per un mare infinito, eterno,
agrodolce.
Istruzioni per l’uso:
Questa trentina di bagatelle, scritte per dar corpo a una rubrica
comparsa per un paio d’anni sul nostro quotidiano, avrebbe
la pretesa di parlare sì di montagna, ma anche d’altro.
Quell’altro, cioè, che riguarda la montagna giusto
perché ci andiamo noi uomini. Che altrimenti le montagne
se ne starebbero al loro posto senza farla tanto lunga. Ciascuna
di queste “montagne di carta” è anche datata
e non solo per certificare che si tratta di una raccolta di testi
già pubblicati, ma per mettere al loro posto alcuni riferimenti
a fatti, persone, suggestioni.
Lustrissimi lettori, dove finisca il gioco e dove cominci il travaglio
(o la noia), è un giudizio che, a questo punto, spetta a
voi. Io ho già detto troppo.
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